domenica 6 ottobre 2013

1.a Sagra Regionale del Folklore locale e dell'antica cucina popolare

SAGRA REGIONALE DELLE FOGGHJE 
MESCKATE DE FORE

La Fitoalimurgia è la scienza che studia l'alimentazione con vegetali non manipolati a cui si può aggiungere il consumo da parte della gente povera. L'espressione è spiegata dal fiorentino Giovanni Targioni-Tozzetti nell'opera "Alimurgia, ossia modo di rendere meno gravi la carestie - 1767" pubblicata per indicare le piante utili per sfamare le comunità toccate dalla miseria. Si sa la carne non era a consumo di tutti e quindi ci si accontentava. D'altro canto i monaci bandivano la carne dalla propria mensa e insegnavano a vivere più a lungo, più sani e più in equilibrio psichico, mangiando e coltivando verdure ed erbe. Quando la carestìa era frequente ci si adattava a tutto, crudo, cotto e semi cotto. Nei boschi e nelle campagne in cerca di radici, fiori, foglie, gemme, frutti:papaveri, cime e bacche di lentisco, ghiande, cicorie agresti, ortiche, funghi crudi, carrubo, corbezzolo, pero mandorlino. 
La vita di campagna dall'alba alla sera non consentiva alle donne, che esse stesse frequentavano, di preparare pranzi, così prima di tornare a casa raccoglievano di tutto: erbe spontanee da cucinare e ad uso medicinale. Tutte mischiate. Da questo modo di fare venne fuori il termine tutt'ora diffuso: le fogghjie mesckate de fore.
Con l'uso di queste erbe si soddisfaceva il palato e lo stomaco, e si curavano i malanni. Da queste pratiche scaturì un proverbio che la dice lunga: non c'è erba che guardi in sù che non abbia la sua virtù.
Tutto il ciclo dell'alimentazione giornaliera girava intorno alle erbe spontanee e un tozzo di pane, rigorosamente fatto in casa. 
Arrivati in campagna c'era l'abitudine di accendere il fuoco, si strappavano le erbe, rughetta, sivoni, perchiazza, cicoriella e malvoni, chi cotte sulla brace chi cruda, ricche di vitamine e sali minerali, rappresentava la colazione del contadino. In quegli anni evidentemente e nei successivi, le proprietà salutari e la squisitezza delle erbe cucinate ha generato un interesse generale. Quindi ora non solo la gente povera, i monaci, i contadini mangiano le fogghie mesckate de fore, ma in importanti ristoranti viene servito "la cicoriella con la favetta".
Con il passar del tempo e arrivando ai giorni nostri, non sappiamo se per le ripetute stagioni di crisi che hanno attanagliato l'Italia o per l'arrivo dei turisti amanti della cucina mediterranea, ma possibilmente per entrambi i motivi, la raccolta e il consumo delle erbe spontanee è diventata una pratica da "signori". Per alimentazione e per una passeggiata all'aria aperta molta gente nei giorni festivi e nelle giornate primaverili ed autunnali va per campagne. Seguendo il percorso della cucina tradizionale, semplice e genuina, rapida per la gente povera che ne faceva largo uso, abbiamo deciso di offrire un contributo sull'attuale e diffusa considerazione che la gente mostra nei confronti di tale pratica e assunzione, avvalendoci della professionalità di agronomi del Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura di Locorotondo e dei cuochi dell'Istituto Alberghiero E. Majorana di Bari San Paolo.
Nei giorni 25, 26 e 27 ottobre, 
previa prenotazione al numero 320 5775582 e all'email centrodarteottantanove@gmail.com, si potrà partecipare a laboratori per il riconoscimento e la raccolta delle erbe, alla preparazione e al loro consumo, alla degustazione di pietanze a base di erbe. 
























lunedì 23 settembre 2013

Naturalmente suoni, colori e sapori del Parco di Lama Balice





La quarta edizione dell'evento clou dell'attività del Centro d'Arte 89 Natura arriva al compimento di cinque anni di impegno e collaborazioni con diverse realtà dell'associazionismo, nei diversi settori dell'arte, della cultura, dell'ambiente, del sociale. Provenienti da più parti della Puglia. Con il proprio bagaglio di esperienza e professionalità. Il 2012 e i primi mesi di quest'anno sono stati caratterizzati da episodi che hanno lasciato il segno e che lasceranno il segno, gli ultimi, in modo indelebile e rovinoso per l'habitat e la biodiversità di un'area protetta che apparentemente tutti sono intenti a difendere ma che materialmente proprio chi dovrebbe salvaguardarla, con gli opportuni strumenti normativi nazionali, europei e regionali, si trova con le mani legate. Strano a dirsi ma tutte le leggi che sono state adottate per la difesa del Paesaggio e della Natura non servono a difendere l'avifauna e le specie vegetali presenti. 
Nessuna rinaturalizzazione delle cave.
PPTR/P e PUG che si contrastano tra loro e non ne beneficia la natura.
La progettazione di un anfiteatro in danno del ripopolamento faunistico.
Centri residenziali a ridosso del perimetro del Parco: Lama Balice, Lama Balice 1, Lama Balice 2, Lama Balice 3, Lama Balice 4, e così via dalla foce sull'Adriatico fino a Bitonto.

Con questa 4a edizione speravamo di portare a buon fine un percorso iniziato nel 2009 per ri-consegnare Lama Balice ai suoi naturali abitanti, progettando anche la presenza di pozze d'acqua proprio nei periodi di migrazione e nidificazione. 
Si sa l'acqua è vita. 
Ma mi domando, a qualcuno interessa che nel Parco di Lama Balice tornino i cavalieri d'italia, il pollo sultano, gli aironi, la gallina prataiola, il rospo smeraldino, il falco cenerino, la moretta tabaccata? 
Per dirne alcune delle specie protette