lunedì 21 gennaio 2013

Il cardo mariano: Proprietà salutari


 Cardo Mariano amico del fegato

Durante le passeggiate che settimanalmente vengono effettuate dal gruppo composto da Sergio Chiaffarata, Ferdinando Atlante, Onofrio Pinto, Peppino Saracino, Francesco Schiraldi, Marco Petruzzelli, Enrico Ancora ed io, ognuno per la propria passione e competenza, veniamo attratti dalla diversità delle specie che dimorano nell'area del Parco di Lama Balice.
Io mi dedico alle specie vegetali.
Esemplari di rara bellezza e ricchezza, nelle fasi di crescita stagionale.
E così dopo il carrubo vi voglio illustrare il Cardo Mariano.
Iniziando dalle specialità gastronomiche, raccontandovi dell'esperienza personale di qualche giorno fa.
Dovete sapere che ogni settimana raccolgo un misto per la mia dose settimanale, le cosiddette "fogghjie de fore" erano composte da marogghjie, paneecocche, sivone, cime scazzidde, borraggine, cime rapone, bietola selvatica e cardelli (cardoncello).


Quest'ultimo come gli altri "familiari" è dotato di foglie spinose ed io mi sono detto nella bollitura tutto si cuocerà (anche le spine). E' risaputo che le fogghjie de fore hanno proprietà lassative e depurative ed ora aggiungo spazzatutto!!, le spine non si sono completamente cucinate e hanno  l e t t e r a l m e n t e  raschiato le pareti dell'esofago fino allo stomaco.
Ahiai non ci provate!!!!
Questo episodio è stato educativo, ieri pomeriggio mi son tagliato tutte le spine e mi mangerò i cardelli in brodo con abbondante pecorino.

Di seguito due ricette della cucina popolare pugliese: 

1)       Coste carnose di cardo mariano, pangrattato, pecorino grattugiato, olio, sale e pepe.
Togliere dalle foglie le parti ruvide e spinose e lessare. Poi sistemare in una teglia, innaffiare con acqua e condire con pangrattato, formaggio pecorino grattugiato, olio, sale e pepe. Passare al forno. Saranno cotti quando si sarà formata una crosticina dorata.

2)       Cardoncelli, sale, pepe, pomodori appesi, ricotta dura, aglio, olio extravergine d’oliva, orecchiette o cavatelli. Pulire i cardoncelli dalle spine, lavarli accuratamente, tuffarli in acqua salata e bollente. A mezza cottura aggiungere orecchiette o cavatelli. A parte preparare una salsa con pomodoro fresco, olio extravergine e aglio. Una volta che orecchiette o cavatelli insieme ai cardoncelli sono cotti, scolarli e condirli con la ricotta dura, poi aggiungere la salsina di pomodoro e una spolverata di pepe.

Per il suo gusto il cardo mariano ben si abbina anche alla carne di agnello e alle uova
buon appetito

    continuate a leggere le notizie dal web tratti da siti scientifici  per le sue proprietà salutari


 Il cardo mariano (Silybum marianum) è una pianta erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Asteracee. In fitoterapia il cardo mariano viene utilizzato per il trattamento delle affezioni epatiche. Gli effetti epatoprotettori sono dovuti alla silimarina, un insieme di tre sostanze: la silibina, la silidianina e la silicristina. Oltre che nel cardo mariano, la silimarina è contenuta in molte piante fra cui il Cynara cardunculus (l'antenato del carciofo).
I preparati a base di cardo mariano, grazie alla presenza della silimarina, hanno un effetto epatoprotettivo e accelerano il processo di rigenerazione del fegato, dato che aumentano l'attività metabolica delle cellule epatiche.
La silimarina contenuta nel cardo mariano stimola la sintesi proteica (con un incremento dell'attività del ribosoma RNA attraverso la polimerasi nucleolare A) e la rigenerazione del parenchima epatico.
La silimarina esplica una funzione di difesa contro parecchie sostanze come il tetracloruro di carbonio, la galattosamina, le tossine dell'amanita falloide (falloidina) e l'alcol. Inoltre è un antiossidante che previene l'ossidazione dei lipidi e la distruzione delle membrane cellulari.
I preparati a base di cardo mariano sono privi di tossicità (20 g di silimarina per kg di peso sono perfettamente tollerati); per questo motivo il cardo mariano è considerata una delle piante epatoprotettive per eccellenza.
Nella maggior parte dei casi, la silimarina produce un miglioramento netto dei sintomi soggettivi e oggettivi nel giro di una-due settimane di trattamento (aumento dell'appetito, del peso, scomparsa dell'astenia, dei disturbi digestivi, diminuzione del volume del fegato ecc.). I miglioramenti sono ancora più importanti considerando ammalati cronici (etilisti di lunga data). La silimarina viene eliminata tramite la bile. Va assunto su consiglio medico.

 Il cardo mariano è utile per coloro che soffrono di lievi patologie epatiche. Può risultare di una certa efficacia nella cura e nella prevenzione della cirrosi epatica indotta dall'abuso di sostanze alcoliche.



Cardo Mariano in compagnia di Borragine
  Si dice che Federico II ottenesse la guarigione da una persistente emicrania che lo torturava, con decotto di Cardo.



le foto sono di Pietro Giulio Pantaleo
 Il cardo mariano è tipico delle regioni mediterranee, si trova nei terreni incolti e freschi, lungo le strade di campagna. E' una pianta robusta, con capolini color porpora, emisferici ( tipo carciofo). Le foglie sono grandi, carnose , ruvide e spinose. Vicino alla nervatura presentano delle macchie bianche che, secondo la leggenda, sono gocce di latte della Madonna, cadute dal suo seno quando fuggiva per sottrarre  Gesù alla persecuzione di Erode. Da allora fu detto “mariano”. Nel linguaggio dei fiori è simbolo dell’austerità.
Grazie ai principi attivi il Cardo mariano veniva usato, fin dai tempi antichi, come antiemorragico, depurativo, diuretico e febbrifugo. Le foglie hanno soprattutto proprietà aperitive, disintossicanti e curative del fegato. In effetti il Cardo Mariano è da secoli la pianta officinale più utilizzata per proteggere il fegato. Da un lato aiuta le cellule prima, dando loro gli strumenti necessari per proteggersi dagli agenti inquinanti o patogeni e dall’altro le aiuta dopo a disintossicarsi. Quindi nel Cardo Mariano si ha un’azione sia preventiva sia curativa. Si dice che Federico II ottenesse la guarigione da una persistente emicrania che lo torturava, con decotto di Cardo.

Le virtù erboristiche del cardo mariano sono racchiuse nella silimarina, un ben noto principio attivo, utile per aiutare la funzionalità epatica. Il fruttosio presente in questo formulato viene rapidamente utilizzato dal fegato e serve come riserva di energia naturale.
Fin dai tempi antichi è conosciuta per uso alimentare. Le foglie giovani, private delle spine, erano un ristoro per le donne che andavano a lavorare in campagna. Possiede principi attivi efficaci per l'apparato cardio-vascolare e per la funzione epatica.
Si consumano ad insalata, crudi o cotti gratinati.
E' faticoso raccoglierli perché pungono

Anche le farfalle sono ghiotte del cardo mariamo e vi è una specie che ne prende il nome.
La farfalla Vanessa cardui L. depone le uova sui margini fogliari del cardo e dei sui congeneri e il bruco se ne ciba.

 questa Vanessa, presumibilmente Atlanta, è stata fotografata da me.

2 commenti:

  1. complimenti per la pagina, veramente interessante e educativa continua così ....

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    1. Il taglio che si è voluto dare a questo blog è infatti quello di educare al rispetto di questo luogo per tutte le preziosità che sono conservate. E il miglior modo che io conosco è quello di dare l'informazione nella più completa trasparenza, attingendo a siti più accreditati e scientificamente riconosciuti per gli aspetti più tecnici. E' la passione che ci spinge e l'amore per questi luoghi. Tutte le notizie riportate sono state raccolte in tanti anni di ascolto e raccolta, scavando nei cassettoni dei vecchi mobili e fermandosi a parlare con la gente. Grazie per la vostra attenzione

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